21 Febbraio 2024

Il progetto Matrioska social club ha origini salentine, ed è stato elaborato e concepito a Bologna. Partono da un powerduo, non un complesso musicale ma un collettivo. Nasce da un’idea che ronzava da tempo per la testa di Lorenzo Zizzi (chitarre e voci) ovvero quella di rappresentare un mondo ormai quasi del tutto passato. Il mondo del non essere un singolo che competa con l’altro (il diverso, il rivale), ma bensì di un singolo che collabora o che almeno si confronti con l’altro, cercando di formare un corpo, un collettivo in cui ciascuno propone le sue idee e in base alle capacità e i bisogni individuali che possono variare a seconda delle circostanze.

SGW: Ciao ragazzi, presentatevi ai nostri lettori !
MSC:
Ciao! Siamo un power duo rock, immerso in diversi dei suoi sotto derivati, siamo in cerca di anime affini per intraprendere iniziative collettive, che spostino (anche se di poco) l’inerzia della realtà dominante. Lorenzo Zizzi (chitarra e voce) e Gian Piero Nicolì (batteria).

SGW: Qual’è stato il vostro percorso di crescita musicale fino ad oggi ?
MSC:
Il nostro percorso è stato costernato da molteplici cambiamenti nell’arco di tempi ampi. Abbiamo fatto parte di altre band, Minerva e Token, due tra le più longeve, la prima con un’identità forte e decisa ma priva di esperienza e poco matura, la seconda frutto di un esperimento di una fusione di due gruppi sostanzialmente differenti che col tempo ha maturato e affinato le proprie capacità creative e tecniche divenendo un corpo eterogeneo. Abbiamo sempre in un modo o nell’altro affermato la nostra fame per sprigionare le energie positive schiacciando a suon di riff quelle negative, anche inconsapevolmente. Adesso c’è ancora più esperienza e consapevolezza (mezzi indispensabili per poter avere le idee chiare su cosa non fare più che sul da farsi).

SGW: “Matrioska Social Club” è il vostro debutto , parlateci un pò di questo nuovo lavoro !
MSC:
Questo lavoro è stato un colpo di coda a pensarci bene, è stato un evento realmente naturale, dico naturale perché dalla fine degli altri progetti ufficiali giunti al loro ciclo finale è saltato fuori un seme che è rimasto latente e che nel tempo germogliava mentre eravamo distanti e divisi da tante situazioni complicate che la vita ti pone davanti senza fare troppi complimenti, abbiamo attraversato questo tempo nel suo spazio (che spesso pare sembrare l’altro ieri) come se avessimo attraversato una vita parallela attraverso le sue stagioni, alla fine è arrivata la primavera. Avevo dei riff accumulati durante la traversata di queste stagioni, insieme a dei testi, pian piano hanno cominciato a prendere forma, pensavo a un concept acustico mentre sviluppavo gli arrangiamenti con altre accordature per saturare i suoni e renderli meno spogli e il più corposi possibile, quando ad un certo punto penso di convertire tutto in elettrico, registro solo le sessioni di chitarra e provo a immaginarmi una batteria in prospettiva di power duo. A questo punto mi rendo conto che la storia può rendersi ancora più interessante, avevo bisogno di una solida spalla che comprendesse in modo celere questo percorso creativo. Gian Piero Nicolì è stato il mio primo pensiero, ne abbiamo fatte tante insieme nel trascorso e spesso l’intesa interpretativa è sempre stata innata (anche grazie al fatto che la nostra formazione musicale è avvenuta in un complice trascorso). Ma io mi trovo a Bologna e lui in un paese della provincia di Brindisi in Puglia. Un insieme di eventi sfavorevoli da un lato e favorevoli dall’altro ha fatto sì che cadesse tutto a incastro nel giro di pochi mesi dove abbiamo provato, elaborato e infine realizzato questo disco. E’ stato registrato con sessioni live in prevalenza e qualche ripresa in seconda battuta escluse le voci, nel Locomotiv Club di Bologna, su quel palco dove solitamente si realizzano concerti. Ampli nei box, entrambi sul palco in cuffia e via! Abbiamo speso 4 giorni nelle sessioni strumentali e 3 mezze giornate per registrare stupidi eroi (unico brano acustico del disco), voci e cori. Dopodichè siamo andati al Natural HeadQuarter Studio dove abbiamo esaltato il lavoro cominciato, effettuando un lavoro di post Produzione e Mastering. Tirando le somme possiamo dire che sia andata abbastanza bene!

SGW: Quali sono le tematiche dei testi?
MSC:
Le tematiche sono legate al nostro universo (per “nostro” intendo del consorzio umano, non quello personale) e alla magia che ne contiene, del nostro universo che può cambiare partendo dal singolo individuo fino ad arrivare all’infinito, alle volte basta anche semplicemente innescare un dubbio, porsi una domanda pertinente riguardo al nostro vivere quotidiano per avanzare un senso di rivalsa collettiva (ovviamente il suo decorso nel tempo è relativo ma l’importante è piantare il seme, il resto viene da se) . Le tematiche girano attorno questi concetti. Spesso sottovalutiamo che tutto ciò che ci circonda non è altro che il materializzarsi della nostra volontà, se viene a mancare la nostra c’è chi ci prospetterà le proprie.

SGW: Siete soddisfatti? Oppure avreste voluto cambiare qualcosa ?
MSC:
Siamo soddisfatti in prevalenza. C’è sempre qualcosa che avresti voluto che andasse in un altro modo, anche questo fa parte del prezzo da pagare e credo sia fondamentale che ci sia sempre un minimo di insoddisfazione, questa genera il senso di rivalsa e ti spinge ad andare oltre e a fare sempre di meglio.

SGW: L’ultima parola a voi!
MSC:
Ribadiamo un concetto semplice ma indispensabile: il rock come la rivoluzione non è un pranzo di gala! Non siate dei baciapile e seguiteci sulle nostre pagine! Un saluto a tutti e alla redazione! A presto!

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