12 Aprile 2024

In questo novembre ho la fortuna di dedicarmi ad una band dal titolo altisonante e decisamente emblematico i Silence Is Spoken. La band come da loro biografia ufficiale si forma a Londra ma ha sede in Firenze, circa quindici anni fa, in questo periodo sono riusciti a produrre due album ed hanno in uscita questo terzo tramite Wormholedeath (che detto tra noi produce sempre della roba fighissima). Ora la band toscana pesca a piene mani e rimaneggia il grunge tipico di Seattle, ci aggiunge un po’ di Hard Rock, una presa di metal più corposo (leggi modern-metal) ed ecco fatto il sound dei Silence Is Spoken.

Ed ecco il primo brano “A Good God”: chitarra e batteria super compatte, la voce tra il roco e l’introspettivo, le ritmiche man mano che avanzano i secondi diventano sempre più incalzanti soprattutto in corrispondenza del ritornello che risulta melodico quanto basta. I ritmi non sono assolutamente elevati ma sono sempre pronti ad esplodere. E’ bene ricordarlo, di questa traccia è stato fatto il video ed è possibile reperirlo sul tubo. “War ABC Song” inizia con un riff di chitarra decisamente sporco, batteria potente e voce filtrata, interessante come si spande dalle casse dello stereo, le architetture sonore sono complesse, il brano è come una matassa che non si riesce a srotolare, quindi si dimostra decisamente poco lineare ma di sicuro impatto. Struggente il finale, con pianoforte e violino, la voce che ha delle parvenze nostalgiche.

La terza traccia, “1984”, parte decisamente più allegra ma man mano cala e diventa più ombrosa, un brano quasi oscuro molto attendente. Mi piace il riff di chitarra che a fasi alterne fa capolino sul brano. Anche la voce ha quel non so che di magnetico. “Game Over”, la quarta canzone in scaletta, cede l’inizio al basso e di seguito a tutto il comparto strumentale, la voce si alza un pelo diventando meno “sottomessa”, il ritornello è davvero ruspante. Sono circa quattro minuti sorprendenti. Eccoci arrivati alla quinta traccia della band fiorentina con “1000 Petaled Lotus”: basso e batteria decisamente caustici accompagnati dalla chitarra, la voce ritorna ad avere quel magnetismo apprezzato nei pezzi precedenti. Si sente fin dalle prime battute che il sound è più compatto, piano piano si forma un vortice in grado di trascinare l’ascoltatore nelle profondità dell’anima, provare per creder. Attualmente è quella che ho gradito di più tra quelle proposte nel disco.

“Mud Bones Worms” ha un inizio etereo con un arpeggio di chitarra ed una batteria quasi cotonata. Brano inizialmente delicato, decisamente raffinato e molto passionale, fino al minuto tre quando si sente che la “misura” è piena e la massa sonora vuole defluire, cosa che mi sarei aspettato, ma….viene sapientemente contenuta e tutto ritorna a placarsi. “3Lateral Kingdom”, la penultima traccia, inizia più metal, la voce è quasi rappata, il che non stona per nulla, anzi, aggiunge altra curiosità ad un disco di per sé decisamente ben riuscito, anche l’utilizzo dell’elettronica rende questa traccia molto particolare, sì perché la voce riesce comunque ad entrare in sintonia con un comparto strumentale potente che appaga l’ascoltatore. Eccoci giunti al termine del disco con “Genesis 19/24”. Anche qui batteria grossa e chitarre taglienti, il brano sfonda i nove minuti, pezzo molto intenso che passa da parti rilassate ad altre più calcate dove si possono percepire nettamente la rabbia e la disperazione, il finale con il pianoforte e la voce suadente porta l’ascoltatore ad uno stato quasi catartico.

Considerazioni finali: Wormholedeath è una garanzia sulle produzioni musicali ad alto livello, infatti il disco suona in modo eccelso. I quattro musicisti fiorentini sanno come suonare e si esprimono in modo magnifico, tutto è al posto giusto giusto ed ogni strumento conserva un proprio climax dove dare il meglio. Un disco intenso, passionale, estremamente raffinato scevro di tutti quegli orpelli propri del metal, anche se qui non possiamo parlare di metal nel modo più specifico, ma questo l’ho già scritto in premessa. Un album che verrà sicuramente apprezzato da chi ama l’hard rock, il grunge ed il rock in generale; magari sarà un po’ tralasciato da chi ama il metal estremo, che sicuramente non troverà sintonia con dei brani come questi, decisamente meno pompati di quello che generalmente ascolta. Dal canto mio ho avuto la fortuna di apprezzarlo in modo quasi intimo, e devo ammettere che ha una carica ed un impatto sonoro coinvolgente e a tratti turbinante.

IGOR GAZZA

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