DARIO CANAL è cantautore, musicista ed educatore, da sempre impegnato in una ricerca artistica e sociale. Nato e cresciuto in Toscana, vive a Massa Marittima (GR). Fa musica da circa vent’anni e scrive canzoni e poesie da quindici. Ha vinto il Premio Fawi 2013 – Arezzo Wave e il Premio Buscaglione 2014 con il progetto Etruschi from Lakota, con cui ha pubblicato tre album e un EP. Ha composto musiche per documentari legati al territorio grossetano, tra cui La piccola Russia di Maurizio Orlandi (vincitore del Glocal Film Festival 2024 di Torino) e La Teleferica di Maurizio Orlandi e Romina Zago. Laureato in Scienze dell’Educazione e Formazione, è diplomato AIGAM e lavora come educatore e musicoterapista in ambito scolastico e sociale. Il suo primo album solista, “Nudi sotto le bombe”, è previsto per marzo 2026 ed è stato realizzato con il sostegno del MiC e di SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”.
In “Nudi sotto le bombe” convivono ironia e tragedia: quanto è stato consapevole questo equilibrio e quanto invece è emerso naturalmente durante la scrittura?
Ironia e tragedia convivono nel mio carattere, penso di aver voluto semplicemente dare voce a me stesso.
Nei tuoi brani spesso parti da immagini molto concrete (una partita, un incendio, un luogo): che rapporto hai con la realtà come materia narrativa?
Le storie che ho raccolto in ‘Nudi sotto le bombe’ sono vissuti passati che sono riuscito a rielaborare e a dare voce. Ho cercato di costruire un quadro narrativo reale traducendolo in una canzone, per questo amo la musica, diventa uno strumento ultra dimensionale per chi ha voglia di raccontare quello che vede.
C’è una canzone del disco che ti ha “tradito”, cioè che è arrivata in una direzione diversa rispetto a quella che avevi immaginato all’inizio?
Ho avuto il processo contrario, ovvero ho cercato tante versioni per ‘E’ Naturale’ ma alla fine mi sono fidato della versione con cui è nata: chitarra e voce.
Il titolo dell’album suggerisce esposizione totale: c’è qualcosa che hai scelto di non dire, di lasciare fuori dal disco?
Le canzoni che andranno nel prossimo disco.
Nei tuoi testi si percepisce una tensione tra individuale e collettivo: quando scrivi pensi più a te stesso o a una comunità che ti ascolta?
Sono ancora alla ricerca di questa dimensione sociale/interiore. Vorrei poter giocare con entrambi i punti di vista e allo stesso tempo scrivere canzoni che coinvolgano entrambe le realtà, come un esercizio individuale condivisibile.
Dovessi descrivere questo disco non con parole ma con un’immagine o una scena, quale sarebbe?
Dovrei comunque scriverlo, quindi meglio ascoltare il disco e chiudere gli occhi.