24 Giugno 2024

Riccardo D’Attis, talentuoso chitarrista e compositore, si ritaglia un ruolo di rilievo nel mondo musicale con il suo album di esordio intitolato “The Right Path”. Quest’opera rappresenta un’immersione nella sfera del Rock Progressivo, arricchito da orchestrazioni e arrangiamenti che evocano l’atmosfera della musica cinematografica, con accenni di metal e Djent. È un concept album che racconta una storia in cui il pianeta è protagonista, una storia di come era prima (rigoglioso e verde) e come lo è diventato a causa di principi gestionali sbagliati dell’uomo, che infine riesce a trovare la giusta via (“The Right Path”) per convivere a pieno con la natura.
L’album “The Right Path” emerge come un affresco sonoro variegato e coinvolgente, con sfumature che si riflettono sia nella sfera personale dell’artista che in quella collettiva. Mentre le radici dei brani attingono spesso dalle esperienze personali di D’Attis, il disco costituisce altresì una sorta di “denuncia” nei confronti dell’indifferenza umana verso l’ambiente e una chiamata a riflettere su ciò che davvero riveste importanza per la vita di ogni essere vivente, in particolare per l’essere umano.
La chitarra di D’Attis si erge a protagonista in gran parte dei brani, ma l’album è caratterizzato anche da momenti in cui il testimone viene passato ad altri strumenti, come gli archi e le voci liriche. Questa sinergia strumentale conferisce un senso di coesione e unità, simboleggiando un corpo sonoro che marcia in armonia verso una medesima direzione.

SGW: Ciao Riccardo, presentati ai nostri lettori!
Riccardo:
Mi chiamo Riccardo D’Attis, chitarrista, compositore e insegnante di musica. Sono nato a Bordighera, provincia d’Imperia (Liguria) il 09/12/1993.

SGW: Qual è stato il tuo percorso di crescita musicale fino ad oggi?
Riccardo:
Il mio percorso inizia ai tempi del liceo quando ho iniziato ad approcciarmi alla chitarra quando avevo all’incirca 17 anni. Dopo tre anni da autodidatta sono riuscito ad entrare al conservatorio nazionale di Nizza in Francia, il CRR. All’età di 27 anni ho conseguito la laurea del conservatorio, specializzandomi in musiche attuali in chitarra elettrica, e un anno dopo ho conseguito la triennale in musicologia nella stessa città francese. Nel frattempo ho avuto modo di collaborare con vari progetti musicali in generi che spaziano dal rock al funky, dal pop al jazz, fino al progetto personale di composizioni originali in stile Rock/Metal progressivo. Oggi vivo la mia vita dedicandomi interamente alla musica lavorando come insegnante presso l’MMI presso Industrie Musicali di Vallecrosia (IM) e una scuola privata a Nizza chiamata Bubble Art, chitarrista per una band funky che si chiama FunkHub Band, svariati progetti in duo, e continuo a lavorare e portare avanti il progetto principale, ovvero il progetto della mia band e il mio album, cercando di promuovere al meglio la mia musica e portarla in live.

SGW: “The Right Path” è il tuo album di debutto, parlaci un po’ di questo nuovo lavoro!
Riccardo:
“The Right Path” nasce tra i 4 e i 5 anni fa, quando ancora frequentando il conservatorio, arrivano sempre più segnali positivi e proposte di lavoro dopo tanti lavori e sforzi fatti. Dunque mi sentivo esattamente nel “percorso giusto”, e da questa sensazione, è nata la voglia e l’esigenza di raccontarmi attraverso la musica, descrivendo tramite mie esperienze personali, il mio pensiero sul mondo moderno.

SGW: Anche se è un progetto strumentale hanno una tematica i brani?
Riccardo:
Ogni brano ha una tematica legata, come dicevo, ad un pensiero e a delle esperienze personali. Si parte con il primo pezzo “Once Upon a Time” che vuole essere una descrizione del pianeta agli antipodi, verde e rigoglioso, ma incomincia ad ingrigirsi e l’arrivo dell’uomo crea un netto distacco da quell’equilibrio naturale che vi era alle origini. Il brano successivo “The World” è dunque un immagine di un mondo diverso, dominato da principi e interessi che portano l’umanità a depredare e disinteressarsi degli altri, ma concentrati in ciò che è puro materialismo e puro apparire. Col terzo brano, come dice il titolo “A New Mind”, l’umanità comincia a cambiare prospettiva e capisce come continuare a vivere in questa maniera sta solo portando ad un autodistruzione e distacco tra ognuno di noi, il tutto collegato ad un cambiamento mentale avvenuto nella mia vita, che mi ha salvato dalla disperazione morale. Si continua con un riavvicinamento alla natura e alla riscoperta della bellezza che sta nelle semplici cose con “Listen Through the Echoes”, per celebrare la vittoria del ritorno alle origini, e la vittoria dei miei obbiettivi personali in questi miei primi 25 o 30 anni di vita con “Song Of Victory”. In seguito arriva la title track “The Right Path” che conferma la sensazione di trovarsi sul giusto cammino, e che ogni scelta presa fino ad ora sia stata quella giusta. Conclude “Transhumanation” ovvero la mia volontà di voler superare ogni giorno i miei limiti raggiungendo livelli sempre più alti ed obbiettivi sempre più importanti.

SGW: Parlaci della copertina del disco.
Riccardo:
La copertina, disegnata dal mio caro amico Stefano Gurnari, vuole mettere in netta evidenza il messaggio che la mia musica vuole mandare. La lotta attraverso la musica per liberarsi dalle futili realtà che ci circondano oggi ritornando ad un verde e rigoglioso pianeta, la nostra unica casa. Vi sono vari immagini e simboli che in maniera leggermente velata ma non troppo, dichiarano direttamente il messaggio che voglio trasmettere.

SGW: L’ultima parola a te!
Riccardo:
In quest’ultimo periodo sto riuscendo ad ottenere piccoli grandi risultati, come l’essere arrivato alla finale del TourMusicFest, che per una persona come me che non ha famiglia agiata e nessun musicista all’interno, e che dunque parte da zero su tutto come per lo studio, l’esperienza e l’ottenimento dei contatti giusti, sono tutti segnali che il lavoro svolto fino ad ora è buono ed è soprattutto credibile. Per l’appunto mi manca ancora il trovare i posti ed i contatti giusti per poter riuscire a suonare sempre più dal vivo (cosa che riesco già a fare, ma per ora solo in territorio estero e non in Italia). Mi auguro che in Italia si arriverà un giorno ad avere più spazio e possibilità per artisti emergenti che come me fanno un genere di nicchia ma che in altri paesi viene promosso tanto quanto a gruppi già rodati e affermati.

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