Vito Castiglione, in arte JEKO, nasce il 6 novembre 1981 e vive a Custonaci, in provincia di Trapani. La sua passione per la musica comincia da bambino con lo studio del sax, prima di riconoscere nel canto la propria vocazione. Dopo la partecipazione a numerosi concorsi canori e le esperienze maturate in diversi gruppi teatrali, nel 1996 realizza il suo primo brano inedito, “Scrivi con le nuvole I love you”. L’esperienza con la New Latin Band lo avvicina ai ritmi della musica latina e, successivamente, fonda i Movida Band, con cui affronta numerosi tour nella Sicilia occidentale. Nel 2012 pubblica “Welcome to Sicily”, brano in dialetto siciliano che celebra le bellezze dell’isola attraverso sonorità folk reinterpretate in chiave contemporanea: la canzone conquista il riconoscimento come Miglior brano radiofonico al Premio Mia Martini e viene trasmessa su Radio Rai 1 nel programma “Citofonando Cuccarini”. Il successo del singolo gli vale l’invito al Summer Music Festival di Trapani, presentato da Daniele Bossari, dove condivide il palco con artisti come Noemi ed Emis Killa. Nello stesso periodo, con “Mari di Sicilia”, vince Area Sanremo, sfiorando l’accesso al palco del Teatro Ariston; apre inoltre il concerto dei Tinturia al Cous Cous Fest di San Vito Lo Capo e il brano viene utilizzato in un servizio del TG2 dedicato alla cucina siciliana. Nel 2015 “Welcome to Sicily” e “Mari di Sicilia”vengono scelti come colonne sonore di un video promozionale della Sicilia realizzato da Culture Discovery Vacations. Dopo una pausa artistica, JEKO torna a scrivere e interpretare brani in dialetto siciliano, continuando a valorizzare la lingua, le tradizioni e i paesaggi della propria terra con “Isula Duci”, “Indaco” e “A Dritta Via”. Oggi torna con “Estate Addosso”, un nuovo capitolo del suo percorso musicale nel quale influenze pop, latine e mediterranee si fondono con il suo profondo legame con la Sicilia e le sue radici.
Quando hai capito che il canto sarebbe diventato la tua strada?
In realtà ho sempre cantato, fin da piccolo, dalle prime recite scolastiche al coro della Chiesa, finché un giorno, ho partecipato a un concorso canoro organizzato nella piazza del mio paese e inaspettatamente sono arrivato in finale. Non è stato tanto il risultato raggiunto quanto quella grinta e quell’emozione che mi hanno trasmesso il palco, il pubblico, l’energia che si respira quando sei lì, davanti alle persone, e quella grinta che sentivo dentro mentre cantavo e che non ho mai dimenticato. È stata un’emozione difficile da spiegare, ma da quel momento ho capito che quella sensazione, quella voglia di salire su un palco e raccontarmi attraverso una canzone, era qualcosa che volevo continuare a vivere. E forse è proprio lì che è iniziata davvero la mia strada nel canto.
Cosa ti hanno lasciato le esperienze con la New Latin Band e i Movida Band?
Sono state le mie prime esperienze davvero importanti, quelle mi hanno insegnato tantissimo. Ho imparato innanzitutto a stare sul palco davanti a piazze gremite di persone, a gestire l’emozione e a dare il meglio di me davanti al pubblico. Ma soprattutto ho imparato cosa significa condividere la musica e l’esperienza del palco con un gruppo, confrontandomi con persone diverse. Sicuramente, però, l’esperienza con i Movida Band ha rappresentato per me un passaggio fondamentale. Siamo stati scelti da Cecilia Gayle per la sua tournée in tutta la Sicilia e lì ho avuto davvero la possibilità di assaporare l’emozione del grande palco. Preparavamo uno spettacolo completo, anche con i ballerini, e spesso ci trovavamo davanti a un pubblico numerosissimo. È stata un’esperienza intensa, fatta anche di viaggi, a volte lunghi e stancanti, ma allo stesso tempo divertentissimi. Eravamo sempre insieme, tra prove, spettacoli e spostamenti, e si sono creati ricordi indimenticabili. Quella esperienza mi ha fatto capire quanto lavoro, passione e sacrificio ci siano dietro uno spettacolo, ma mi ha anche fatto innamorare ancora di più di quella vita.
Quanto è stato importante il successo di “Welcome to Sicily”?
È stato fondamentale. Se devo dire qual è il brano che ha dato i natali a Jeko, è sicuramente “Welcome to Sicily”. È stata la canzone che mi ha fatto uscire dalla dimensione delle esperienze locali e mi ha dato la possibilità di farmi conoscere e di portare la mia musica oltre il territorio.
Nel 2012 il brano ha ricevuto il riconoscimento di Miglior Brano Radiofonico al Premio Mia Martini, un risultato che per me ha avuto un valore enorme. Da lì sono arrivate tante occasioni importanti: il passaggio su Radio Rai 1, all’interno di “Citofonando Cuccarini”, e l’invito al Summer Music Festival di Trapani, presentato da Daniele Bossari, dove ho avuto la possibilità di condividere il palco con artisti come Noemi ed Emis Killa.
Ma al di là dei riconoscimenti e delle opportunità che sono arrivate, “Welcome to Sicily” ha rappresentato qualcosa di ancora più importante: mi ha fatto capire che potevo raccontare la mia terra attraverso la musica e che quel modo di raccontare la Sicilia poteva arrivare anche a persone che non mi conoscevano. È stato il brano che mi ha dato un’identità artistica, quello con cui è nato Jeko. E ancora oggi, quando penso a questa canzone, penso a un punto di partenza.
Cosa ricordi della vittoria ad Area Sanremo con “Mari di Sicilia”?
Ricordo soprattutto di essere arrivato ad Area Sanremo quasi senza sapere veramente a cosa andassi incontro. Ero lì con la semplicità di chi aveva una canzone, tanta voglia di cantare e poco altro. Intorno a me, invece, c’erano tantissimi ragazzi preparati, che conoscevano già quel mondo, alcuni accompagnati da manager, produttori e persone che avevano esperienza e conoscenze nell’ambiente musicale.
Io arrivavo in maniera completamente diversa: senza sovrastrutture, senza un manager di riferimento, senza qualcuno che mi guidasse o mi dicesse come muovermi. E forse proprio per questo vivevo tutto con una spontaneità particolare, senza rendermi fino in fondo conto dell’importanza di quello che stavo facendo.
Quando poi è arrivata la vittoria con “Mari di Sicilia”, è stata una sorpresa ancora più grande. Mi sono ritrovato davanti a una realtà molto più grande di quella a cui ero abituato e, soprattutto, ho capito che una canzone nata senza grandi costruzioni intorno, era riuscita ad arrivare lì.
Quello che mi porto dentro di Area Sanremo è proprio questo: essere partito con la semplicità di un ragazzo che voleva soltanto cantare ed essere riuscito a conquistare un posto in mezzo a persone che sembravano avere più strumenti di me.
E poi la cosa più importante che “Mari di Sicilia” era ed è rimasta una canzone che parla della mia terra. Oggi, quando penso a quella esperienza e vedo che a Custonaci ancora la cantano e la intonano per strada, capisco che quella vittoria più grande, forse, non è stata nemmeno il premio. È stato riuscire a lasciare una canzone nel cuore della mia gente.
Come sei cambiato artisticamente dopo la pausa dalla musica?
Sono cambiato tanto, soprattutto perché in questi anni sono cresciuto e ho raggiunto una maturità diversa, non solo artisticamente ma anche come persona. Oggi sono molto più consapevole di quello che voglio dire e di come voglio farlo attraverso la musica. Osservo di più, ascolto di più, mi lascio attraversare dalle esperienze e dalle emozioni, e tutto quello che vivo inevitabilmente finisce nella mia musica. Prima forse avevo più bisogno di dimostrare qualcosa; oggi sento di avere più bisogno di raccontare. La pausa mi ha fatto riscoprire anche il piacere di suonare: oggi suono molto di più la chitarra, lascio molto più spazio alle mie improvvisazioni e cerco di vivere la musica in maniera più libera e istintiva.
Ho scelto di mettere da parte le cover band e i gruppi con cui avevo lavorato in passato per dedicarmi esclusivamente al mio progetto. È una scelta che so essere meno semplice dal punto di vista lavorativo, perché la mia musica non mi offre le stesse possibilità di fare serate che può offrire una cover band. Ma oggi per me conta di più portare avanti qualcosa che sento veramente mio. Preferisco salire su un palco poche volte, ma farlo cantando la mia musica. Credo che sia questa la maturità che ho raggiunto: non avere più bisogno di fare musica a tutti i costi, ma avere il desiderio di fare la mia musica.
In quale fase del tuo percorso si inserisce “Estate Addosso”?
“Estate Addosso” è il terzo brano del mio percorso dopo il ritorno alla musica, dopo “Isula Duci” e “A Dritta Via” feat. Dinastia. Con “Estate Addosso” avevo voglia di raccontare qualcosa di diverso. Dopo canzoni che affrontano temi più profondi e che invitano a una riflessione, ho sentito il bisogno di fermarmi sulle cose semplici: l’estate, il mare, i tramonti e quelle sensazioni che ci fanno stare bene e che spesso dimentichiamo di assaporare.
È un inno che invita a vivere il momento senza dover necessariamente cercare un significato più profondo in tutto. Per me la leggerezza non significa superficialità, ma saper riconoscere e godere anche delle cose semplici. Anche questo fa parte del racconto della Sicilia: non solo le sue contraddizioni ma anche la sua bellezza, i suoi colori e quella capacità tutta nostra di vivere intensamente anche un tramonto, una serata d’estate o un momento condiviso.
Il brano è scritto in italiano, ma nasce da un pensiero in siciliano, con alcuni richiami alla nostra lingua. Ho cercato di mantenere quel modo di sentire e di raccontare che appartiene alla mia terra, ma con un linguaggio immediato, solare e spensierato.