Diciamolo subito: questo disco non arriva, irrompe. Fist Of The Seven Stars Act 5 – The Final Conflict è l’ennesimo capitolo della saga firmata Gabriels, ma più che un album sembra un portale spazio-temporale spalancato sugli anni ’80—quelli grossi, esagerati, pieni di tastiere luccicanti e melodie senza vergogna.
Il cervello dietro tutto è sempre Gabriele Crisafulli, che qui non si limita a comporre: dirige una vera armata. E quando si parla di armata, non è un modo di dire. Il disco è letteralmente invaso da ospiti, e stavolta la parola “guest” pesa. Alla voce troviamo un cast che sembra uscito da un casting cinematografico: Roberto Tiranti, Dave Dell’Orto, Wild Steel, Antonio Pecere, Tsena Stefanova Kercheva… ognuno con il suo ruolo, ognuno sopra le righe al punto giusto. Non cantano: interpretano, calcano la scena, trasformano ogni brano in un piccolo atto teatrale.
E poi le chitarre. Anche qui non si scherza: Tommy Vitaly, Antonello Giliberto, Glauber Oliveira, Frank Caruso e compagnia entrano, sparano assoli e se ne vanno lasciando la scia. Non è un disco dove la sei corde domina, ma quando entra lo fa con quella classe un po’ vintage che sa di hard rock puro.
Il vero collante, però, restano le tastiere. Enormi. Invadenti. Deliberatamente fuori scala. Crisafulli costruisce tutto su quelle fondamenta: tappeti epici, orchestrazioni pompose, suoni che sembrano usciti direttamente da una VHS del 1987. E attenzione: non è nostalgia “di moda”, è proprio devozione. Questo disco suona anni ’80 senza chiedere il permesso, senza filtri, senza aggiornamenti. O ci stai dentro o ti lascia fuori.
I brani funzionano perché puntano dritti al bersaglio. “Now I Know Your Name”, “Sweet Devil’s Eyes” (in doppia dose) e la title track sono costruite per restarti in testa, con ritornelli che non fanno prigionieri. È tutto molto melodico, molto immediato, a tratti quasi sfacciato nella sua voglia di piacere.
Qualche crepa, però, c’è. Con così tanta carne al fuoco—tra power, AOR, spunti prog e teatralità continua, il disco ogni tanto dà la sensazione di essere più una raccolta di scene che un flusso unico. Non sempre fila liscio, e a tratti si ha l’impressione che l’ambizione superi la coesione. Inoltre, questa immersione totale negli anni ’80 può risultare indigesta a chi cerca qualcosa di più attuale o meno carico.
Ma alla fine il punto è un altro: questo non è un disco “moderno”, e non vuole esserlo. È un’opera melodica, enfatica, piena di ospiti che entrano ed escono come in un colossal, con tastiere che comandano e un cuore che batte fortissimo per un’epoca precisa.
The Final Conflict non chiude davvero nulla—anzi, rilancia. È un altro capitolo di una saga che continua a crescere senza ridimensionarsi mai. E in un panorama spesso fin troppo controllato, un disco così, che osa essere grande, teatrale e pure un filo eccessivo, ha ancora qualcosa da dire.
Tracklist:
1) No one can stop me
2) For the last general
3) Now I know your name
4) Me before you
5) Only one
6) Real love is forever
7) The last secret
8) Sweet Devil’s eyes act 1
9) Sweet Devil’s eyes act 2
10) Whisper your voice
11) The Final conflict
12) Together again
13) Asunaki Tabi