Unibrido: rivoluzione e rabbia dalla provincia

Unibrido: rivoluzione e rabbia dalla provincia

Beh sono cosciente di aver esagerato parlando di rivoluzione ma nel tempo che corre dove il pop prende a prestito tantissima musica anni ’80 e ’90, da tutte le derive possibili e poi la spaccia come un trend originale, direi che trovare la trasparenza e la sincerità in un disco d’esordio, a suo modo è qualcosa di “rivoluzionario”. Parliamo degli UNIBRIDO, duo di batteria e chitarra che arriva dalla provincia della provincia italiana. Ed è dai bordi di tutto quel che accade che si concima la rabbia e la resistenza. Un disco che si intitola “P.I.G.S.” non potrebbe aver altre origini se non da questo. Ed il pop dalle forti influenze post-punk (o più melodicamente rock), si fa ingenuo spesso ma penso che non gliene importi proprio nulla. Si respira libertà e voglia di esistere così come mamma ci ha fatto. E anche questo è assai rivoluzionario oggi. Almeno credo… intanto gira questo disco e devo dire che anche le sue melodie non hanno troppo da rimproverarsi, nonostante sia una prima prova.

SGW: Un disco americano nato dalla provincia abruzzese. Com’è possibile? Qual è stato il quid che l’ha fatto venire alla luce?
U: Nel sound c’è tanta America, lo ammettiamo. Il blues psichedelico degli anni sessanta e settanta, il grunge e lo stoner dei novanta ci hanno ispirato moltissimo. In più c’è anche tanta Italia, cantautorato e alternative rock degli ultimi trent’anni.
Da questa commistione di passioni è venuto fuori il suono degli Unibrido.

SGW: Io penso anche ai colori di questo lavoro. Anche questi non sono scelti a caso penso. Scuri… sbaglio?
U: Non sbagli. Fin dall’inizio delle registrazioni avevamo intenzione di dare a quest’album un’impronta “oscura”, come se fosse la nostra nigredo alchemica. E’ una fase importante, fondamentale per questo progetto musicale.

SGW: Un duo che richiama alla mente tante formazioni, dai White Stripes al Pan del Diavolo. Voi quale direzione avete scelto di prendere?
U: Non abbiamo una direzione prestabilita, ci lasciamo guidare dall’intuito. L’idea del duo, così minimale ma altrettanto potente, ci ha sempre affascinato. Dal vivo però siamo in tre: ci accompagna Luigi Caprara al basso e alle tastiere, elemento fondamentale per un sound di maggiore impatto. Speriamo di tornare a suonare in giro il più presto possibile.

SGW: Chi sono i maiali per voi? Questo penso ve l’avranno chiesto in mille.
U: Abbiamo dato diverse chiavi di lettura ai nostri Pigs: l’idea dei maiali di Orwell che prendevano il potere nella fattoria, portandola de facto a diventare una dittatura ci fa tanto pensare alla nostra situazione attuale. Ma gli stessi maiali potremmo essere noi in questo porcile psicotico che è la nostra società, dove tramite la paura e la pubblicità permettiamo al potere ‘democratico’ di commettere le peggiori nefandezze.

SGW: Riascoltando questo disco: qualcuno parla di rabbia alludendo a quel rock che arriva dal punk. Io penso molto che ci sia del romanticismo in quel rock che guarda dritto verso le soluzioni del pop. Non so cosa ne pensate.
U: Probabilmente c’è un velo di distruzione punk in questo disco, almeno in superficie. La nostra intenzione però è quella di dare maggior profondità all’immagine 2D della rabbia: c’è qualcosa dietro di lei e noi vogliamo scoprire cos’è questo qualcosa. E dobbiamo farlo in fretta perchè non c’è più tempo.

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