19 Luglio 2024

I The Hunting Dogs sono Alba Nacinovich e Marco Germini. Affinano il loro sound in una cantina tra le vigne del Collio goriziano. Suonano quello che loro definiscono “electro-shocked
pop”, un’elettronica organica eseguita dal vivo con la tecnica del live looping, utilizzando strumentazione sia acustica che elettronica e lasciando ampio spazio all’improvvisazione.
Un live act “elettrizzante” in tutti i sensi.
La vittoria assoluta ad Arezzo Wave 2019 li porta in tour per l’Italia nel 2021. Aprono per I Tre Allegri Ragazzi Morti, Kadebostany e i We Are Dark Angels. Si esibiscono
al Collisioni festival, vari showcase europei (BUSH, WavesVienna), al Karlovačko RockOff Festival (premio “Best innovative band”), mentre il loro concerto al Museo d’arte
contemporanea di Zagabria viene trasmesso in diretta dalla Radiotelevisione Croata.
Alba e Marco sono entrambi diplomati in jazz e vantano collaborazioni con artisti nominati al Grammy (Glauco Venier, Scott Kinsey) e progetti pluripremiati nell’ambito della musica elettronica, del jazz e delle colonne sonore (Premio ASCAP “Johnny Mendel”, selezione David di Donatello, Roma Film Festival) in veste di esecutori, compositori e arrangiatori.

SGW: Salve ragazzi, presentatevi ai nostri lettori !
THD:
Siamo un duo che si è incontrato durante gli studi di jazz al Conservatorio di Trieste ed ha voluto sperimentare qualcosa di diverso. Singolarmente venivamo da anni di esperienza nei live con numerosi progetti, dal jazz al rock, dal folk all’elettronica, fino alle colonne sonore.

SGW: Qual’è stato il vostro percorso di crescita musicale fino ad oggi ?
THD:
Siamo partiti da un EP uscito nel lontano 2015, seguito da numerosi live in Festival, musei di arte contemporanea e showcase in giro per l’Europa (Bush Budapest, Waves Vienna, MIMO Zagabria,…), fino alla vittoria assoluta ad Arezzo Wave 2019, che (passato il lungo periodo di lockdown) ci ha permesso di organizzare un tour live nel nord Italia. In seguito a questo abbiamo deciso di fermare temporaneamente i live per concretizzare il lavoro del disco, che è finalmente pronto.

SGW: “We Are” è il vostro nuovo album , parlateci un pò di questo nuovo lavoro !
THD:
Questo lavoro nasce dal desiderio di lasciare tracce (nove per la precisione) del percorso degli ultimi anni, e di tradurre in album l’energia nei live.
Avevamo già registrato parte del materiale in previsione di autoprodurlo, ma nel frattempo una band (I Hate My Village) ci aveva fatto particolarmente aguzzare le orecchie nel panorama italiano: cattiveria raffinata, saturazione e morbidezza, onirico e carnale. Abbiamo contattato l’artefice di tutto ciò, il mitico Marco Fasolo, inviandogli il nostro materiale: detto fatto, di lì a poco ci siamo ritrovati al Big Tree studio di Brescia, a guardarlo plasmare la nostra musica in una creatura sempre più organica e viva. Si è confermato il produttore dei nostri sogni, riuscendo a dare sfogo con eleganza alle nostre fantasie più perverse (e far suonare una pignatta in un brano techno è alquanto appagante).
Infine, Matej Doljak, nostro fonico di fiducia che accompagna da sempre ogni nostra evoluzione sonora, ha ultimato il master nelle nostre terre di confine.
Il suono che ne è uscito è, a nostro avviso, un’ulteriore evoluzione nella caccia ad un’elettronica organica, che sfuma i confini tra acustico ed elettronico, rimettendo in discussione la forma canzone, tra composizione ed improvvisazione. Ad impreziosire l’album ci sono ospiti illustri della scena rock e jazz internazionale.

SGW:. Quali sono le tematiche dei testi?
THD:
I nostri testi amano mettere in discussione ciò che diamo per scontato. Trattano i rapporti interpersonali esplorandone soprattutto le zone d’ombra – il luogo in cui le nostre molteplici pulsioni lottano e si riconciliano. Affrontano le norme sociali interrogandosi su quanto siamo davvero liberi e quanto, semplicemente, assuefatti alla cattività.

SGW: Siete soddisfatti? Oppure avreste voluto cambiare qualcosa ?
THD:
Siamo decisamente soddisfatti del risultato. Entrambi siamo molto meticolosi e attenti ai dettagli (pure troppo), in più l’attitudine jazz ci porta ad interpretare questo repertorio ogni volta in maniera diversa, è difficile quindi fissarne una versione “definitiva”. Per fortuna ha finalmente prevalso la necessità di documentarlo e farvelo sentire.

SGW: L’ultima parola a voi !
THD:
Vi salutiamo con alcune liriche tratte dal disco che vogliono essere il nostro motto:
“Siamo il meglio che abbiamo,
sbarazzati dei tuoi alias…
Oh caro, sei quello che osi,
straccia la tua agendina e vola!”

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