Savage: ritrovarsi con “Love and Rain”

Savage: ritrovarsi con “Love and Rain”

La scena indipendente italiana ritrova un “figliol prodigo”. Torna a fare la sua musica il grande SAVAGE, quel Roberto Zanetti che si regala ad oggi il raccolto di una grandissima carriera al seguito di grandi nomi della scena. Ma è la sua musica che torna protagonista con questa nuova uscita pubblicata in doppio vinile trasparente dalla DWA Records. Siamo nel cream-pop new-wave anni ’80, in un stile maestro dove non mancano fuori pista delicatissimi e una pregiata riscrittura del suo successo “Only You” pubblicato nel ’84. Ufficialmente è solo il secondo disco di Savage ma stiamo parlando di un autore e producer che ha oltre 30 anni di grande storia musicale, nazione e internazionale, alle spalle. Spalle larghe. Un suono davvero importante.

SGW: I più giovani probabilmente avranno la fortuna di conoscerti ora. Savage è stato (e con questo disco si conferma) una colonna della new wave italiana. Che scenario musicale era quello?
RZ: Era un momento molto creativo, si imparava da soli ad usare i primi sequencers e nuove tecniche di registrazione. Quando usciva una tastiera per sei mesi influenzava le sonorità di tutti i dischi. Avevamo un mondo da scoprire. Ho avuto la fortuna di arrivare subito al successo e quindi ho potuto avere dei budget per usare alcuni strumenti top. C’erano strumenti quali il Fairlight o il Mellotron che costavano una fortuna, potevi solo noleggiarli.
In studio dovevi inventarti mille stratagemmi per fare quello che oggi si fa automaticamente con un programmino da computer. La musica era bellissima, quando ascoltavi la radio era una hit dietro l’altra.

SGW: Forse ai più resta ancora vivo il nome di Garbo anche e soprattutto per le sue produzione di dischi della scena indie attuale. Hai mai avuto rapporti di collaborazione con lui?
RZ: No, lui cantava in italiano, io in inglese, poi io abitavo in Toscana e lui credo a Milano…ci siamo incrociati in qualche manifestazione tipo Azzurro o Festivalbar.

SGW: Oggi invece la scena che ci fai rivivere con “Love and Rain” che scena è? In cosa ci troviamo a nuotare?
RZ: È la stessa del mio primo e unico album del 1984. Un album d’amore (LOVE) e malinconia (RAIN), un album di suoni e sensazioni dove le tastiere convivono con i violini.

SGW: Oggi si fa un grandissimo uso dell’elettronica… tu che ne si un maestro ed un artigiano, come pensi che venga usata? Nel mio piccolo trovo che se ne faccia un facile abuso…
RZ: Oggi se ne usa troppa! A partire dalle voci che con l’uso dell’Autotune permettono a tutti di essere intonati ma quindi facendo cantare anche chi dovrebbe fare altro. Negli arrangiamenti poi si esagera spesso. Negli anni 80 si registrava su 24 tracce, quindi tolte le voci e il synch ti restavano 18/20
strumenti da usare. La voce e la melodia avevano il loro spazio ed è per questo che ancora oggi te le ricordi. Oggi una produzione normale ha più di 150 tracce quindi si crea un ammasso di sonorità che si mangiano la voce ed è per questo che poi le canzoni risultano tutte carine, si…ma deboli.

SGW: E sono tantissime le tue grandi collaborazioni. In particolare ci colpisce Zucchero che d’impatto è un artista lontano da certe sonorità che ti hanno sempre contraddistinto o sbaglio? Come avviene questo incontro?
RZ: Con Zucchero ho fatto la gavetta suonando nei club prima di iniziare le rispettive carriere, io tastiere e lui chitarra. Abbiamo avuto le stesse inspirazioni perché ascoltavamo le stesse cose. Le carriere ci hanno tenuto lontani per parecchi anni, poi ci siamo re-incontrati a inizio 2000 e mi ha chiesto una canzone un po’ latineggiante perché voleva coinvolgere Santana. È così nata “Baila Morena”. Nello stesso album ho fatto anche “Auhm” dove ho messo un po’ più di tastiere….Ogni tanto mi chiama per qualche pezzo nuovo, anche il suo prossimo singolo è mio, uscirà a settembre/ottobre 2020.

SGW: A chiudere: “Love and Rain” è un nuovo disco per restare o una esperimento temporaneo? Insomma: Savage è tornato per restare?
RZ: A fine anni 80 ho smesso come cantante perché la musica era cambiata ,ma io non volevo cambiare e quindi mi dedicai a fare il produttore e autore per altri. Nel 2005 ho ripreso a fare spettacoli perché mi richiedevano incessantemente ed ho scoperto di avere ancora un sacco di fan in tutto il mondo. Ho deciso di fare questo disco per loro, per l’affetto che ancora oggi mi danno. Credo che continuerò ancora un po’, finché questo affetto sarà vivo. Se mi guardo allo specchio vedo le mie rughe ma penso di poter ancora fare canzoni e cantarle, pertanto non mi do limiti.

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