MPM Producer – “Reborn”

MPM Producer – “Reborn”

Dopo dieci anni percorsi con la punk-band dei Wallcrush, Marco Porrà (MPM Producer) passò per qualche anno dietro le quinte , creando e sperimentando beats, come fà un musicista moderno che scrive, arrangia e mixa la sua musica. Oggi, però, torna in prima linea col nuovo e.p. solista “Reborn”: 7 brani che spaziano dal rap, al rock, al punk e miscelazioni d’elettronica . Scrive di cose per le quali non sta bene, che siano personali o di varia natura,nelle quali l’attrazione per la musica “maledetta”, di sfogo, di necessità è, in lui, un segnale rilevante ed inconfutabile. Magari, come prima traccia, ci si aspetta l’eloquio rap, ed invece lo è solo in parte, poichè c’è anche il graffio improvviso, l’invettiva vomitata con mestiere, con stop e ripartenze, e si avverte quanto la tematica della frustrazione
sociale sia tanto cara a Marco. Anche “Crossroads” picchia sodo a modo suo, con una guitar-line abrasiva e campionature diluite con effettistica estraniante, mentre l’andamento serrato di “Anybody free?” è orlato con pertinenti diavolerie sonore, che gli derivano dalla maestria sperimentatrice, sempre alla ricerca di trovate evolutive. Invece, “Gettin’ over you” raggruppa la snellezza del Mods-style unita alla verve di un modern-grunge che (tradotto) , suggerisce tra Jam e Foo Fighters: un atto che rimarca l’intento del Nostro di non farsi inghiottire dalle sabbie mobili dello stilismo parificato al banale. Tutto ciò lo comprova, ulteriormente, la curiosa “Migrant worker”,
che comincia con riff-etto reggae per poi distendersi in àmbiti da combact-rock, iniettando scariche d’energia. “Lives on air” frulla con ingredienti di varia natura, ostentando chitarre country ma urticanti, in serrato vortice assemblativo e non è da sottovalutare come il ricorso alla “sfumatura” del brano in coda abbia il suo fascino nel contesto generale creato da MPM. Tutto finito? Non proprio.
C’è ancora la rap-version della titletrack, narrata facendo convivere (e qui è la sorpresa!) l’inglese con l’italiano in fluida simbiosi, come fosse un mixaggio ben riuscito . Per quanto detto, “Reborn” alimenta un paio di considerazioni: innanzitutto, si nota come il pathos espresso risulti sincero e credibile e poi che il sound è implementato con mestiere ed esperienza. Quella che deriva dall’elaborazione di migliaia di beats provati e riprovati e da chi non s’accontenta di essere una semplice comparsa ma un personaggio in cerc(hi)a d’autore vero.

MAX CASALI

Related Articles

Lascia un commento