13 Giugno 2024

Il desiderio irrefrenabile di viaggiare senza tregua, a tutti noto come “Wanderlust”, in un contesto clinico assume il termine di “Dromomania”. Azioni e abitudini contemporanee subiscono spesso una catalogazione ritrovandosi associate a sindromi o patologie di calcolo (pseudo)scientifico. La dromomania è davvero tale? Si tratta di una fuga dissociativa o di un sentimento necessario ai fini dell’arricchimento delle proprie esperienze?

Sin dai tempi dei primati, il nomadismo perpetuo non si può accostare al concetto di semplice vagabondaggio, bensì al tentativo vorace di accrescere l’ordine e il sapere individuale e collettivo. Cemento Atlantico – il progetto discografico del producer e DJ romagnolo Alessandro “ToffoloMuzik” Zoffoli, da Cesena – agisce da dromomane per dare un significato più vasto al presente che lo circonda, sovrapponendo il villaggio globale all’antropizzazione moderna, e lo fa pubblicando in CD, vinile e digitale il suo secondo album Dromomania in data 21 giugno 2024, sempre per Bronson Recordings dopo l’esordio-instant classic di culto Rotte Interrotte del 2021.

Il logo di Cemento Atlantico è costituito dalle iniziali “C” e “A”: «La lettera A indica il primo Oceano che attraversai, l’Atlantico per l’appunto, mentre la lettera “C” – rappresentata tramite una Luna crescente, priva di riferimenti politici o religiosi – simboleggia in tante culture antiche e moderne la rinascita o l’avvento di una nuova era».

Dromomania pensa alla musica come rito collettivo, agisce con una visione internazionale espressa in maniera intima e artigianale. Tutto si basa sul ricalcolo delle tradizioni all’interno di un reticolo di linguaggi analogici e digitali. Ancora una volta i field recording sono il punto di partenza di ogni brano, otto in totale: non si tratta di souvenir sonori ma di sorgenti atte a raccontare una storia. Documenti che cercano di rispettare le culture, condividendo un significato emotivo amplificato e sorretto da battiti concreti.

Eterogeneo eppur compatto nel suo approccio all’elettronica – tra house, future garage e post-dubstep – e alla world musicDromomania è un album al contempo più cupo e dalla maggiore spinta ritmica rispetto a Rotte Interrotte. Cemento Atlantico racconta: «In Dromomania le linee di basso sono sicuramente più prepotenti. Scrissi Rotte Interrotte in un periodo storico particolare, cioè quello di reclusione per via delle limitazioni della pandemia da Covid-19. Quell’album fu quindi la mia via di fuga, per farmi respirare e convincermi che quell’assurdo momento sarebbe finito, così sfogliavo i ricordi sonori di viaggio e cercavo di riviverli condividendone l’immaginario. Dromomania mi ha riportato sulla strada, la mia esplorazione del mondo è ripresa e non intende trovare altri ostacoli. Si tratta anche di un lavoro più cupo: può sembrare un controsenso vista la libertà riscattata, ma la pandemia mi ha fatto aprire gli occhi su tanti aspetti e, se prima guardavo con commozione e curiosità ai diversi stili di vita dei Paesi visitati, ora percepisco un passo diverso. Credo infatti che la pandemia sia stata l’unica crisi della storia a non avere dato adito a una rivoluzione culturale, anzi ha alimentato ignoranza e conflitti a dismisura. In molte realtà è emerso il lato peggiore dell’umanità, così ho voluto trattare le mie produzioni con un piglio meno “chill”. Come se avessi, forse invano, alzato i volumi su guerre e arroganza dilaganti. Vorrei che la denuncia fosse viva, vorrei attirare l’attenzione facendomi sentire più forte».

A seguire il primo estratto Garawek Khaos, che segnava la prima tappa in Thailandia, El Que Puede Hablar è il nuovo singolo disponibile su tutte le piattaforme digitali da oggi 17 maggio, un’accelerazione drum’n’bass verso il Messico. 1418-1427, Texcoco, l’attuale Città del Messico. L’imperatore azteco in carica in quegli anni portava il nome di Acolmiztli Nezahualcoyotl (“Coyote affamato”). Fu uno degli ultimi condottieri dell’epoca precolombiana, noto anche come Tlatoani, che in lingua Nahuatl significa “Colui che può parlare” (in spagnolo, per l’appunto, “El que puede hablar”). Il riconoscimento di “unico oratore” è da attribuire al fatto che Acolmiztli unì le arti della guerra e della politica alla filosofia. Ogni sua legge venne dettata sotto forma di poesia. Pur essendo un monarca sanguinario, fu venerato dal suo popolo come un nuovo dio in terra. Ancora oggi le sue opere letterarie sono ricordate dai discendenti dei nativi e hanno assunto la valenza di preghiere. Per quanto riguarda i field recording, i flauti, i frammenti percussivi e i canti sono stati registrati durante un rito devozionale sulla piramide del sole di Teotihuacán, a Città del Messico. La poesia in lingua Nahuatl dal titolo Nitlayocoya, scritta da Acolmiztli Nezahualcoyotl, è stata registrata durante il Dia de los muertos al cimitero centrale di Oaxaca per onorare la vita, le gesta e la morte dell’antico imperatore. 

Il video che accompagna El Que Puede Hablar è stato diretto ed editato dallo stesso Zoffoli, con la partecipazione dell’attrice e ballerina Xhoglina Mustafai. «Ho cercato di rappresentare con una personale chiave di lettura distopica la storia che si cela dietro alla composizione del brano. I protagonisti sono l’imperatore Acolmiztli Nezahualcoyotl, il cui ruolo è interpretato dalla ballerina Xhoglina Mustafai, e il popolo dei suoi sudditi ricoperto da un gruppo di comparse. Nel video, gli abitanti di Texcoco conducono una vita serena, ma un cambio di ritmo improvviso annuncia un nuovo ordine dettato da Acolmiztli Nezahualcoyotl, che si palesa al popolo danzando e inviando una notifica sugli smartphone. Vista l’implacabile sete di potere di Tlatoani, la preoccupazione di tutti nel consultare il testo della notifica è palpabile. Non si preannuncia nulla di pacifico ma la venerazione supera ogni privazione. Tutti i sudditi si fermano, sanno che la parola di Tlatoani è la sola e unica parola di dio. Un nuovo conflitto li attende ma sono disposti a immolarsi, così cominciano a riprendere con le fotocamere il loro imperatore, che sta ordinando di battersi e morire nel nome dell’impero azteco: ricordare con obbedienza le sacre gesta di Tlatoani va oltre ogni sacrificio umano».

In Dromomamia, mixato da Andrea Cola allo Stone Bridge Studio di Cesena e masterizzato da Maurizio Baggio (The Soft Moon, Boy Harsher) a La Distilleria di Bassano del Grappa, il punto di arrivo è la ricostruzione e la condivisione di una mappa sempre più vasta. Sono i paesaggi stessi a dettare i flussi sonori, a tradursi in pensiero. Colpi di stato, riti devozionali, ribellioni, leggende, soprusi e domande si rincorrono ritmo dopo ritmo citando stavolta la storia attraverso le coordinate spazio-temporali di Thailandia, India, Bulgaria, Messico, Andalusia, Romagna, Colombia, Nicaragua – dalla cui foresta proviene la scimmia fotografata in copertina – e Panama.

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